Il microbiota di Ötzi è vivo

Alessandra Mercanzin

Il microbioma di Ötzi è vivo, a 5300 anni di distanza dalla sua morte presunta, sul ghiacciaio del Similaun e custodita al museo dell’Archeologia del Sud Tirolo dove viene sottoposta a esami che raccontano sempre qualche nuova notizia sorprendente. I ricercatori di Eurac Research sono riusciti a ottenere un quadro dettagliato della colonizzazione microbica di Ötzi. Un microbioma complesso: che dall’età del rame tramanda batteri e lieviti che amano il freddo e sopravvivono ancora oggi Grazie allo studio di numerosi campioni e all’utilizzo di varie metodologie, i ricercatori sono riusciti a distinguere quali fossero i microrganismi già presenti nel corpo di Ötzi quando era ancora in vita e quali invece lo avessero colonizzato dopo la morte – sia durante il periodo trascorso nel ghiacciaio sia nei successivi tre decenni di conservazione. Nei campioni di tessuti interni sono riusciti a rilevare il genoma di microrganismi appartenenti alla flora intestinale originaria di Ötzi, lieviti che si sarebbero adattati al freddo e che dovrebbero provenire dall’ambiente glaciale ed essere sopravvissuti fino a oggi nel corpo di Ötzi. Questi lieviti resistenti al freddo potrebbero essere interessanti anche per eventuali processi industriali per la produzione di cibo ad alta efficienza energetica, come le fermentazioni a basse temperature. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Microbiome. Nel tratto intestinale e nel contenuto dello stomaco sono stati trovati batteri ormai quasi del tutto scomparsi nell’uomo contemporaneo, ma che evidentemente c’erano nell’uomo preistorico . Ötzi offre così una rara visione del passato microbico dell’uomo. Si tratta di specie molto specializzate, adattate al freddo. Le analisi genetiche hanno rilevato una parentela con ceppi provenienti da regioni estremamente fredde, come l’Antartide. Questo suggerisce che i lieviti possano provenire dall’ambiente glaciale e che possano essere legati alla mummia già da millenni. Questo dimostra, secondo Frank Maixner, direttore dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research , che la mummia “non è una reliquia statica, ma un sistema biologico dinamico”. Questi organismi non solo sono arrivati fino a noi attraverso i millenni nel ghiaccio, ma rimangono vitali anche nelle attuali condizioni di conservazione del Museo Archeologico dell’Alto Adige (che rimangono stabili alla temperatura di -6°C). Dallo studio emerge inoltre un dettaglio curioso: alcuni di questi lieviti avrebbero utilizzato come nutrimento il fenolo, una sostanza impiegata in passato per disinfettare la mummia dopo il ritrovamento

PROVINCIA: TRENTO E BOLZANO

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