Lo stabilimento dell’idrogeno rinnovabile

Stefano Pittarello
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LO STABILIMENTO DELL’IDROGENO RINNOVABILE
Alberto Dossi taglia il nastro con in mano un libro cespiti del 1922. È il registro del primo impianto di idrogeno: costò centodiecimila lire, stava a Monza. Oggi guida Sapio da terza generazione ed è il presidente dell’associazione italiana dell’idrogeno: quando parla, lo fa per tutta la filiera.
Il nastro è di uno dei più grandi stabilimenti di idrogeno rinnovabile d’Italia, a Porto Marghera. Venti milioni di euro, diciassette arrivano dal Pnrr. Un anno esatto dalla prima pietra, su un’area industriale dismessa al civico 39 di via Malcontenta. Un elettrolizzatore da cinque megawatt separa l’idrogeno dall’acqua, alimentato da un fotovoltaico dedicato da due megawatt del gruppo Veritas. Settecentocinquanta tonnellate l’anno a pieno regime. Primo carico lunedì.
Poi inizierà la parte difficile. Gli accordi commerciali firmati finora coprono cinquanta tonnellate entro fine 2026. Una frazione di quanto serve per la sostenibilità. Da convincere ci sono le industrie energivore e il trasporto pesante. Il primo cliente è già in casa: il Comune di Venezia ha novanta autobus a idrogeno operativi, e da ottobre il trasporto pubblico avrà la sua stazione di rifornimento.
SIMONE VENTURINI – Sindaco di Venezia
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PROVINCIA: VENEZIA

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